Vitalogy

Il nonblog di vitzbank

Jan 26

Crociata #1

Questa debbo raccontarla, così nel contempo mi sfogo e poi cerco un gesù che si sacrifichi per la mia redenzione.
Si sappia che la mia non è una crociata contro i milanesi - intesi, in questa accezione, come genti diverse provenienti da vari punti d’Italia, abitanti in Milano e non per forza residenti; quelli che li vedi e pensi so’ di Milano.
Dicevo, non è una crociata… ma ci siamo quasi. Sto raccogliendo i primi consensi e adepti - accipicchia, quanti termini e allusioni religiose, mh.

Allora, qualche giorno fa ero a Milano, no?
Dovevo sbrigare una commissione - un’ambasciata, come direbbe un mio amico calabrese; non gli ho mai chiesto cosa cazzo significasse, perché è importante anche non fare troppe domande - e mi recavo - chiedo scusa a poliziotti e carabinieri per l’utilizzo dell’imperfetto come da verbale e chiedo scusa a tutti per le tante frasi aperte e mai - mi recavo in questo ufficio, no, per lasciare del materiale in busta chiusa, con tanto di trolley e tracolla. Insomma, si capiva che ero di passaggio, molto di passaggio.

Entro, mi apre un tipo in giacca e cravatta - che poi, non è che sembrava un ufficio, era un appartamento adibito a - gli dico che devo lasciare una cosa per Simona xxxxxxx - fatevi i cazzi vostri, tanto non la conoscete - e mi dice ‘ah ok sì sì prego si accomodi pure’.
‘No, guardi, non è necessario, prendo la penna, scrivo il nome sulla busta e vado via’.
‘Ma no ma la prego si accomodi pure lì c’è una sedia e il tavolo scriva lì oppure dia a me la busta la chiudo io e la consegno domani’.
‘Guardi, la ringrazio, ma preferisco chiuderla (sai, qua dentro ci sono dei cazzo di dati più che sensibili che forse non dovresti vedere e non è che ti devo spiegare tutta la faccenda e sticazzi e gli altricazzi per lasciarti ‘na cazzo di busta, mamma mea), grazie’.
I milanesi sono spesso troppo cortesi e gentili, come quando ti trovi sui navigli e stai aspettando perché si liberi un posto allo Spritz e per non perdere clienti i ragazzi che ci lavorano ti adorano e adulano come fossi il più ricco dei petrolieri. Alla fine, è anche piacevole. Ma io non ero andato lì per fare aperitivo, evidentemente.

A questo punto, sento di essere stato un po’ scortese - anche se, insomma, lui è stato scrotese, di ‘na pesantezza che in 10 secondi mica tutti - e faccio ‘mi scusi, sono stato poco cortese, ma nella fretta non mi sono nemmeno presentato, Claudio’ e allungo la mano con ancora la tracolla alla spalla
‘Xxxxxini’ - i puntini non sono per rispetto della praivasi, o robe del genere, è che non ricordo il resto, davvero.
?
Quella è la mia espressione in quel momento. Non saprei come disegnarla altrimenti, né tantomeno saprei descriverla. La mia faccia era così.
?
E allora inizio a pensare, mi si arrovella il cervello, non posso capire come sia possibile, cosa lo abbia trasformato in quell’essere lì, cosa ci sia che non va in lui. E poi continuo a pensare e credo che sia colpa della città, perché mi era già successo - anche se in quel caso potevo giustificarlo; era un incontro di lavoro e la tale persona voleva che lo (ri)conoscessi in quanto contatto di lavoro.

E allora scrivo la busta in fretta e furia, gliela consegno, ringrazio ‘alla prossima’ ed esco a parlare da solo - ma non da solo tra me e me, seh; come dicevo pocanzi, io parlo e scrivo così, perché penso così; cioè, non l’ho detto pocanzi perché raramente finisco le - ma ad alta voce.
Faccio le scale (tre) che già rimugino e mumble mumble e ‘mannagghia la miseria’ non me lo posso spiegare ‘ma comu cazzu è?! Xxxxxini? Ma ce si scemu? A ‘sto punto, chiamati Xxxxxino Xxxxxini se ti piace tanto il tuo cognome. Milanese dimmerda’.
Tutto questo sempre a voce alta.
Dico io, un po’ di rispetto verso i genitori che magari si sono scervellati prima di trovargli un nome?

Quello che volevo dire è - mannagghia la miseria - che è cazzo possibile che ogni persona per questi cazzo di soggetti milanesi sia un contatto di lavoro?

Oh, ripigghiativi (cit.), fatevi un po’ di amici.

Ok, mi sono sfogato abbastanza, ciao.