Dovrei pulire casa, preparare qualcosa da mangiare (certo, se su Giallo Zafferano ci fosse una ricetta su come preparare il qualcosa) e invece sto qua a leggere e pensare ancora una volta, il 31 dicembre, a cosa augurarmi e quali propositi perseguire da domani.
E mi dico che il 31 dicembre viene più volte in un anno.
Nel 2011 ne avrò visti passare almeno una decina.
E via di buone intenzioni, di programmi, di progetti mai partiti.
Mi rendo facilmente conto che quando non pianifico una beneamata m****** va tutto per il meglio.
Quando non mi fisso a voler dimenticare e fisso invece il vuoto ricordando le cazzate che ho fatto, quelle che non ho avuto il coraggio di fare, dopo sto meglio.
Gli ultimi 300 e passa giorni sono stati difficili, bellissimi, di merda, non so.
Nei primi 6 mesi ho passato più 31 dicembre a voler buttarmi tutto dietro, tutto addosso, per scoprire che facevo prima e meglio a buttar tutto dentro.
Mai fidarsi a dare in appalto il riciclaggio delle proprie esperienze al primo che passa, ché se butti ciò di cui vuoi liberarti fuori qualche disperato passa a far fagotto e poi piangi come uno scemo perché pensi “era tutto quel che avevo e ora ce l’ha un coglione qualunque”.
Ho speso giorni meditando sull’idea di andar via da me, per sposare un’idea nuova di noi.
Non ha funzionato e son dovuto rimanere in me, senza compagnia, nudo.
E continuerò a rimanerci per altri 31 dicembre, in qualsiasi giorno essi cadranno, portandoti dentro… perché mi piace ricordare quando mi chiamavi per nome.