http://www.youtube.com/watch?v=ugpjfYA1hZ4
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Eravamo io, B e P all’esselunga.
Tra una foto nel reparto pet food e una bottiglia di vino, decidevamo del nostro pranzo.
Erano le 15,00 circa. Prima eravamo impegnati a turbare la quiete dei passanti milanesi, in un sabato grigio pirla.
“Scusi, posso disturbarla un paio di minuti? Un paio di domande”. Sorrisini ammiccanti.
“No, guardi, ho da fare”
Ma cristo, sono le due e mezzo e sei con il tuo cagnolino in un parco. Che cazzo c’hai da fa’?
Allora ho ragione io a pensare che i milanesi fingono di avere da fare.
Un po’ come i vecchietti di Francavilla quando li trovi dal dottore, che se sei una madre che deve andare a prendere i propri figli da scuola e devi farti mettere un timbro per una stupida ricetta, e chiedi gentilmente di passare avanti, ti rispondono “No. Rispetti il suo turno. Voi giovani non avete rispetto per gli anziani”.
Eh, già.
Dopo quindici minuti, solitamente, lo stesso anziano è riverso in piazza a fare il lama con i compagni di catarsi mucolitica.
Non è un paese per giovani.
[Breve parentesi tratta da scene di vita vissuta]
Dicevo.
Eravamo all’esselunga e la cosa più veloce da cucinare ci era sembrata un’ottima pasta, panna e prosciutto.
Dritti in via Coni Zugna 57 per cucinare.
P “Oh, quello è un cane. Vai B!”
B a testa basa “Buongiorno, posso farle qualche domanda per una ricerca? Sono uno studente del master…” bla, bla, bla.
Anonimo “Guardi, vado di fretta. Faccia presto”
Senza dilungarmi troppo: il cane era troppo pesante per il nostro scopo. Oggi ho finalmente capito cosa si intende per “cani di piccola taglia”. Esseri unicellulari, che però abbaiano.
Arriviamo a casa.
P si dimena in cucina per fare il prima possibile, ché poi dobbiamo lavurà.
Venti minuti dopo.
P “Uagliù, è pronto”.
Tavolino 40x80, 3 piatti, 3 bicchieri, una bottiglia di nero di troia.
Io “Il vino però non lo apriamo, sennò non combiniamo niente oggi”
P “Dai, poi ne prendiamo un’altra per questa sera”
B “No, dai. Lasciamo perdere”
P “Va be’. Come dite voi, uagliù”
P è il primo ad assaggiare. “Mmmmh, sembra un po’ dolce, assaggia”
Io “Beh, è normale che è dolce. Avrai messo poco sale alla pasta e la panna addolcisce, di solito. Metti più parmigiano. Alla fine, il sale fa male :)”
Assaggio.
“P, puoi prendere il pacco di panna che hai buttato? Fammi vede’, che secondo me hai fatto la puttanata oggi”
P “Perché?”
Io “Tu prendila”
B “Che panna hai preso?”
Ecco, questa è la storia di come si può mangiare un piatto e mezzo di penne, panna da montare e prosciutto, per fame, per disperazione, per non perdere tempo.
Io “Guarda, sinceramente fa proprio schifo, ma con più formaggio, più sale e un po’ di pepe, fa più schifo di prima”
P “Dai, faccio le spinacine. Tu la vuoi Clà?”
Io “No, grazie. Dopo il dolce non mi piace mangiare salato. Anzi, ti dirò, anche il vino non ci sta tanto bene”
Un simposio di risate.
Tutto sommato ci siamo saziati. Soprattutto con vari salumi molisani che sono giunti in soccorso del lauto pasto.
Il vino non era male.